Movida a Pavia: i giovani prendono la parola

Il punto di vista di chi partecipa alla Movida: “solo gruppi isolati compiono atti vandalici, la maggior parte di noi si limita a girare per le vie delle città”

L’antefatto

Dopo il giro di vita con le multe dei Vigili, i protagonisti della Movida pavese prendono la parola. Come avviene da tempo, studenti e lavoratori di giovane età si radunano il mercoledì e durante i weekend lungo le vie del centro città per cercare divertimento e svago. I locali della città si riempiono, ragazzi e ragazze camminano da un bar all’altro e, oltre a consumare, cercano di fare conoscenza tra di loro. Un momento di socialità che però ultimamente ha dato molti problemi ad alcuni residenti: il Comitato Piazza Pulita di Pavia, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia. All’origine del diverbio ci sarebbero a schiamazzi, sporcizia e deiezioni ovunque.

Le testimonianze dei “movidari”

Cosa pensano, però, i ragazzi e le ragazze della movida in genere e in particolare del giro di vite che sta minando le loro feste? Girando per via Calatafimi chiediamo ai ragazzi se sono al corrente di ciò che sta accadendo: alcuni lo sono e danno ragione ai residenti, assicurando che loro rispettano orari e decoro pubblico. Ci dirigiamo poi verso via Beccaria e infine in Duomo dove una cinquantina circa di ragazzi sono seduti sulle scalinate della chiesa: dopo un’iniziale diffidenza acconsentono a dire la loro. Tra questi c’è Jules, studente di 30 anni del Congo, che fa anche il volontario per la Mensa dei Poveri. “Abbiamo il diritto di studiare e pure quello di divertirci e svagarci: per questo abbiamo bisogno di spazi dove socializzare e dove non facciamo nulla di male, se non tirare il fiato tra un esame e l’altro”. Ci tiene però a sottolineare che “è giusto nei luoghi sacri ci sia una forma di rispetto maggiore e, in quanto immigrato, sento una responsabilità più forte di ciò che accade intorno”. Incontriamo poi Simone Martinotti, grafico pubblicitario di 24 anni, pavese Doc, che spesso si ritrova per motivi lavorativi ad uscire in città “Ci piace conversare, conoscere persone, scambiare opinioni senza creare disagi. Purtroppo c’è sempre qualcuno che esagera ma, per esempio, stasera vedo molte persone intorno a me che si stanno divertendo senza eccedere

“Più musica dal vivo e spazi per noi”

Incontriamo poi Melissa Pizzagaglia, di 20 anni, Francesco Laboranti, 21 anni e Christian Vidal 21 anni: “c’è anche da dire però che, se è vero che alcune lamentele hanno un fondamento, alcuni abitanti dovrebbero essere un po’ più coscienti del fatto che abitare in centro esponga a maggior caos”. Sono anche convinti che Pavia “non ci offra molto a livello luoghi ricreativi e per questo siamo costretti a girare in continuazione alla ricerca di un posto, magari bevendo qualche chupito. Non c’è neppure un’offerta a livello di musica dal vivo e da discoteca – ci tengono a sottolineare Francesco e Christian – E’ giusto effettuare controlli sugli eccessi e sulle irregolarità ma mettersi con una chitarra su dei gradoni tutti insieme non ci sembra così fuori legge”.

La movida come momento di ricchezza culturale

Juri, 30 anni, dottorando, ci tiene a chiarire che “Posto il fatto che in primis mi metto a pulire se qualcuno lascia rifiuti in giro, il fatto che studenti di tutte le Facoltà e provenienti da tutta Italia si incontrino è positivo non solo come indotto per i commercianti locali ma anche come momento di ricchezza culturale della città”. Gli chiediamo, però, come poter risolvere il problema delle lamentele: “Il rispetto delle regole è fondamentale ma l’unico modo per risolverlo è parlarsi, creare rete tra chi protesta e chi si vuole divertire, insieme alle Istituzioni e alle Forze dell’Ordine”.

L’orologio intanto va avanti e alle 3 ci sono ancora alcuni gruppi di ragazzi che intonano canzoni accompagnati dalla chitarra. La Polizia Locale rientra e Piazza Duomo rimane esclusivamente dei giovani: chiediamo se non si sentano troppo controllati e Tonino, 38 anni, fattorino e tuttofare, ci dice che “Dalle Forze dell’Ordine no ma da tutti gli abitanti qui intorno sì. Non c’è mai un confronto diretto ma si limitano a segnalare alla Polizia quello che facciamo, qualsiasi cosa. Questo ci sembra veramente eccessivo”.

Un ringraziamento a Luca Bernasconi e Daniele De Chiara

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