PAVIA e il JAZZ: 4 domande a Igor Ebuli Poletti (di Luca Bernasconi).

Mentre si svolge la misteriosa session di registrazione a Pavia intervistiamo il vulcanico Igor Ebuli Poletti, sassofonista che ama definirsi dilettante, a tutti noto come instancabile organizzatore di eventi musicali e non solo, sostanzialmente agile agitatore culturale.

LB: Maestro IEP (ci piace chiamarla cosi’!) , andiamo subito sul pezzo, ci racconti di questo progetto Bassclarinet Summit Secretrecording Session, da dove nasce?

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IEP: è un progetto che nasce da una mia idea malsana, pur non nuovissima, ossia quella di riunire un numero variabile e crescente di clarinettisti bassi aggrumandoli attorno a temi musicali via via diversi dalla classica al jazz alla contemporanea alla stesse arti attigue e gemelle quali la danza, la pittura, la recitazione.

Di fatto non esiste una struttura, aperta o chiusa che sia, ma una serie di idee, sempre mutevoli, attorno alle quali gravitano ensembles e gruppi diversi; dal duo al quintetto all’ ottetto e così via, con la presenza a volte di strumenti a corda o a percussione.

Nel progetto mi sono permesso di includere, e li ringrazio sin da ora per la risposta immediata ed entusiasta, musicisti noti a livello europeo come improvvisatori quali Achille Succi, che abbiamo già avuto ospite alla Cardano dove ritornerà il 12 novembre con un trio, Marco Colonna, protagonista della scena free romana e attivo in una moltitudine di contesti, oltre a altri musicisti come Andrea Ferrari, Francesco Chiapperini, e, proveniente dall’ ambito classico, Rocco Parisi.
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LB: Maestro IEB, ci racconti delle altre iniziative che ha in corso da tempo, l’esperienza della Libreria Cardano.
IEP: l’ esperienza alla libreria Cardano entra nel suo terzo anno di attività ed è per me una esperienza pilota che sto cercando, in mezzo a mille e più difficoltà, di implementare: iniziata per gioco è diventata una piccola “macchina” da concerti che ha prodotto più di 50 appuntamenti in un triennio, facendo convenire alcuni dei migliori jazzisti non solo italiano nello spazio angusto ma vibrante della librera.
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LB: a quale modello fa riferimento?
IEP: il mio modello, se di modello posso parlare, resta il piccolo jazz club di N Y nel quale tra pubblico e musicista nasce una sorta di stato fusionale, nel quale sembra quasi che suonino insieme.

Devo rilevare come per fare tutto ciò oltre alle mie discutibili idee e ai soldi ottenuti grazie alle erogazioni liberali di un paio di fondazioni bancarie sia stato fondamentale la totale disponibilità organizzativa da parte di chi della Cardano è proprietario, ossia Fausto Pellegrin.
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LB: come interagisce il pubblico in un contesto di questo tipo?
IEP: un altro elemento peculiare del posto è la estrema attenzione del pubblico nei confronti della musica eseguita e la straordinaria, questo deve essere detto, disponibilità dei musicisti che spesso abituati a platee ben maggiori non si sono mai limitati ma hanno offerto alle 7, alle 12 o alle 80 persone presenti musica sincera, energica, genuina e senza compromessi.
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LB: “In mezzo a mille e piu’ difficolta’” diceva. Pensando ad altre citta’, anche di dimensioni minori rispetto a Pavia e con piu’ limitata storia alle spalle ma sedi di celebri Festival Jazz, la sensazione e’ che le politiche culturali della nostra citta’ facciano ancora fatica a comprendere questo genere musicale. Cosa ne pensa in proposito?
IEP: faccio fatica a pensare al concetto di politica culturale, in Italia non solo a Pavia vedo abbozzi e tentativi spesso maldestri, è di pochi giorni fa la chiusura immotivata a mio parere del Torino Jazz Festival, diretto da Stefano Zenni che è un bravissimo musicologo e organizzatore, fatto fuori senza alcuna policy comportamentale.

La cancellazione di Barga Jazz, il ridimensionamento di gran parte dei jazz festival etc mi appare essere l’ onda lunga di un progressivo ridimensionamento diciamo statale di questa musica, e quello che faccio alla Cardano insieme ai miei amici musicisti, perché dopo diventano tali, è una sorta di resistenza carsica ma non troppo sotterranea alla povertà di idee generale.
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LB: ritornando al pubblico?
IEB: il tanto disprezzato, da critici sociologi intellettuali un tanto al chilo, PUBBLICO è molto più avanti di tutti noi, e il bello lo riconosce istintivamente

Molto spesso alla Cardano abbiamo fatto proposte sulla carta “difficili”, improvvisazione pure, strumento solista, ebbene ho visto sempre sorpresa e coinviolgimento.
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LB: per concludere Maestro IEP, rimaniamo su Pavia, come vede il futuro per il jazz a Pavia? Quale via percorrere per sensibilizzare ulteriormente le persone e le Istituzioni?
IEB: il futuro per il jazz a Pavia lo vedo in salita ma vedo anche piccoli segnali di ripresa: vedo il tentativo di creare un jazz club residenziale all’ interno del circolo ARCI vie d’ acqua, con una programmazione di livello notevole curata da Tito Mangialajo e Francesca Ajmar, vedo, ma questo è più un sogno che un dato di realtà, un futuro nel quale affiancare alla programmazione di questo nascente jazz club una sorta di costola più sperimentale e contaminata quale può essere la Cardano, che per motivi logistici e di spazio non può contenere gruppi numerosi, vedo la necessità non più rinviabile di fare network e di creare un pubblico, che al momento se c’è è piccolo e diviso in mille rivoli.

LB: Buon lavoro Maestro Igor Ebuli Poletti!

Nelle foto, da sinistra Igor Ebuli Poletti, Marco Colonna, Achille Succi, Fulvio Sigurta, Gianluca Di Ienno presso la Libreria Cardano di Fausto Pellegrin

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